MARGHERITA ZANIN “Zanin” album d’esordio

MARGHERITA ZANIN  (ITA) “Zanin” 

FREE SOUND MOMENT: l’America di Margherita Zanin

articolo di LUCA MARSI

FreeSoundMagazine.it

Prodotto da Roberto Costa ecco l’esordio di Margherita Zanin dal titolo “Zanin”. In rete il video ufficiale del singolo “Piove”

Dattiloscritto per l’istinto e la pancia: direi che di base non è facilissimo approcciarsi all’estetica di un disco simile per quanto se ne resti affascinati sicuramente dal sound pulito e ricco di gusto. Inutile ripeterci in tante cose dette e mescolate da più parti…quando anche la critica sembra omologarsi direi che si rischia di toccare il fondo. Ok, l’esordio della Zanin è sicuramente un gran disco. 1 a 0 palla al centro. Ma senza una produzione di questo calibro? Cosa ne sarebbe venuto fuori? Ed ecco l’annoso problema: gli artisti e la loro espressività si gioca la partita a parità di mezzi? Direi proprio di no…e senza prodursi in polemiche o analisi su quanto questo sia giusto o meno va detto che comunque sia un disco va sempre scritto, pensato e con forza voluto…produzione a parte.

E margherita Zanin ha scritto 7 di queste 8 tracce inserendoci quindi una cover che sinceramente non ho capito, ne come giustificarla da un punto di vista filologico con il resto dell’opera ne come incastrarla da un punto di vista artistico e di design. Infatti in tanto blues anche americano c’è “Generale” di De Gregori. Punto a capo. Poi altra cosa che non ho capito è solo un inedito in italiano che sinceramente ha meno appeal di altri brani come per esempio “Travel Crazy”. Forse perché è di un mood sullo stile “torch-song” che cerca nell’introspezione la chiave di volta e di fascino? Forse perché proprio in italiano e va assecondato il modus operandi? Comunque sia…punto a capo. Dalla tera all’ottava ed ultima traccia, la Zanin diventa Americana e non inglese, diventa una donna di pop internazionale come in “I Must Forget” dove lo spettro di Adele è troppo marcato…e sostanzialmente, andamenti blues a parte direi che è questa la figura che spesso si presenta agli occhi di un ascoltatore medio…il vertice, e qui sono io a ripetermi, è proprio “Travel Crazy” dove è indubbio quale grande lavoro di stile abbia fatto la produzione artistica.

Ed è così che si dipana il disco, fingendo di non essere italiano e mostrando una timbrica vocale che non ispira tanta simpatia…sembra quasi saccente, presuntuosa. Un disco pregiato e grande che però trovo lontano dal pubblico, freddo nelle esecuzioni, industriale e vissuto di commercio…cosa che sinceramente, burattini a parte, non vorrei mai vedere negli occhi e nel cuore di una giovanissima che è al disco d’esordio. Se poi da una recensione volete sapere se “Zanin” è un bel disco allora ok. Anzi…sinceramente è un gran disco…non solo bello…ma…

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www.margheritazanin.com