IL GRIDO “Il Grido”

IL GRIDO (ITA)  “Il Grido”

FREE SOUND MOMENT

by LUCA MARSI


FREE SOUND MOMENT: la cura del rock alternativo de Il Grido , da poco uscito il loro nuovo video, un disco d’esordio omonimo per la band romana de Il Grido che sforna un singolo che fa breccia

Dattiloscritto per l’istinto e la pancia: più che far breccia direi che il singolo “Amsterdam (hai una cura per me?)” sfonda un portone blindato…accompagnato da un videoclip decisamente metropolitano o meglio underground come vuole recitare la dottrina dell’Alternative Rock che i giovani emergenti de Il Grido portano alla luce in questo loro primo disco omonimo. Sono 11 scenari che ovviamente si “ripetono” un poco galleggiando sempre su una triade portante di chitarra – basso – batteria. Dietro la tendina della bella melodia e dei suoni distorti si cela una rivoluzione umana, una rabbia personale, una richiesta di aiuto che si coagula e si fa storia intima fin dal primo brano “Zero” arrivando in fondo alla tracklist senza mai lasciare il tiro e senza mai farci riposare. Trovo che di ingenuità ce ne siano molte, comprensibili e giustificabili, ma anche di maturità espresse e di potenziale vivo che preme contro il vetro. Non esistono regole anche se loro di regole ne seguono e parecchie anche, segno appunto di crescita e di personalità propria e non altrui: non c’è la presunzione di inventare e di insegnare ma c’è la voglia di seguire chi ha insegnato prima di tutti noi. Ascoltiamo una buona volta…Santo Cielo…ascoltiamo invece di fare i professori. Ecco il loro punto di forza: niente atti sacerdotali dunque. “Il Grido” è un disco rock come pochi oggi perché è vero, oggi che la santa inquisizione dei computer per i cantautori 3.0 vige e tutto determina. Brani come “Gospel for Chinaski” direi che segnano il vero connubio tra quella melodia di stile di chi un po’ ci prova e fa il piacione e quel ferroso sound rock che non mi frega un granché di quello che state pensando voi altri. E a proposito di cantautori: chiudiamo con “I Presidenti” questa analisi barocca, chiudiamo con un brano del disco che forse tra tutti è il più “cantautorale”, cioè quello meno “attento” alle organze melodiche e più focalizzato su un testo che segna il passaggio da popolo di costume a popolo di potere. Personalmente ho lasciato graffiare la pelle. Personalmente preferisco mettere i punti piuttosto che banalissimi cerotti. Questo disco funziona.

 

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