FRANCESCO GARITO “L’attesa”

FRANCESCO GARITO (ITA) “L’attesa”

FREE SOUND MOMENT

by LUCA MARSI


FREE SOUND MOMENT: l’essenziale nelle melodie di Francesco Garito  Si intitola “L’Attesa” il nuovo disco. In rete il video di lancio del singolo “Fahrenheit 451”.

Dattiloscritto per l’istinto e la pancia: l’essenziale è ben udibile alle orecchie. Francesco Garito porta a casa un disco che sinceramente non avremmo altre parole per definirlo se non semplice, sintetico, naturale in un’estetica che non contempla l’elettronica, l’editing particolare e le sovraincisioni di trasgressioni stilistiche. Un pianoforte, una chitarra, una batteria. Il nucleo portante è questo e poi sono le parole dei testi a cercare appunto l’essenziale. Parola d’ordine, questa, per il cantautore toscano: essenziale. “Arcadia” apre i giochi di solo 8 puntate: un suono malconcio, un preludio di un minuto e mezzo, qualcosa che vien fuori dalla cantina. E poi prosegue il disco, con i suoni raccolti da terra, con una voce sottile che quasi ha del dolcemente femminile a tratti, che quasi si vergogna, che non cerca la riflessione di abiti lucenti. Trovo ricca di carattere la non conclusione estetica del singolo “Fahrenheit 451”, con i suoi ovvi rimandi letterari. Una non conclusione dicevo per quanto ciò significhi che il brano non punta ad una struttura definita e ad uno svolgimento. Piuttosto Garito scrive gettando sul tavolo l’impressione e l’emozione, la poesia e la riflessione. Non sta li a capire come far bene i conti ma getta su questo tavolo immaginario il foglio e lo riempie di solo istinto. Lo si nota spesso nelle note di arrangiamento di Stefano Cantarelli alle chitarre: sembra quasi che questo disco sia suonato al momento, dal vivo e così preso e copiato su un supporto. “Evisioni” invece è musica di altre parole, di una poesia edita di un artista che non conosco sinceramente. “Evisioni” sembra quasi più prodotto, sembra quasi che si voglia fare del pop con un inciso che non è degno di questo nome ma ne ha tutto il fascino. Se non fosse per gli stessi suoni ad amalgamare tutto il disco e tutte le intenzioni diremmo che questo brano poco appartiene al resto della famiglia. E poi una bellissima stornata di rione popolare con una dialettale “A’ naca”…segue il tributo a De Greogori con la sua “Il panorama di Betlemme” che poi alla fin fine quasi suona meglio questa dell’originale…segno di quanto l’attesa restituisce spazio e respiro alle cose per divenire. Si chiude il disco con un piccolo gioiello. La poesia di Rilke “Giorno d’autunno” che Garito mette in musica. Un gioiello che da senso e merito al viaggio di un pellegrino intento alla scoperta. “L’Attesa” è un disco. Non è un giocato ne un passatempo. L’attenzione oggi è spostata altrove. Beato chi ha lo sguardo torto e i piedi scollati da terra. Che poi chi l’ha detto che l’uomo non è in grado di volare…

 

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