CHARLIE RISSO “Ruins of Memories”

CHARLIE RISSO (ITA) “Ruins of Memories”

FREE SOUND MOMENT: l’America di Charlie

By LUCA MARSI

Esordio dal titolo “Ruins of Memories” per Charlie Risso con un disco proveniente dalla regione dei monti Appalachi e da tutto quel periodo folk. In rete due bellissimi videoclip ufficiali. 

Dattiloscritto per l’istinto e la pancia: parlare di questo disco non è cosa facile soprattutto per noi ragazzi d’oggi (come disse Bosè). Se è vero che comunque la rete e la contaminazione digitale ormai ha azzerato distanze e tempi, è anche vero che certe tradizioni resteranno pur sempre appannaggio di chi in qualche modo avrà ancora la fortuna di viverle sulla propria pelle. Ed è questo il caso, secondo me, della musica appalachiana che Charlie Risso rivede e riscrive a suo modo e con una sua personalità che non fa troppe acrobazie per venir fuori. Quel genere di musica che diede anche grandi natali sul finire degli anni ’50 – e tra questi citiamo ovviamente Dylan. Una regione dell’America dell’Est che rappresentava il covo e l’approdo non solo di immigrati irlandesi ma anche il terreno fertile per parlare di se e del mondo circostante in una canzone che più che di protesta voleva essere di tradizione e di vita.

Quei suoni di dulcimer, di banjo, quel folk e quel country, mescolando il tutto con una certa dose di moderna tecnologia e spiritualità, fa di questo disco un ascolto pregiato e assai assai ricco di spunti e di fascino. Si intitola “Ruins of Memories” e contiene 11 inediti in perfetta chiave appalchiana considerando con estrema coerenza e gusto anche diversi fuori pista come “Innocen Sweet” o la bellissima malinconia di “Bad Time” che sembra quasi richiamarmi i Rem di “Why not simile” ma in chiave – appunto – folk antico. La stessa title track del disco sembra contenere dei momenti più medievali che folk e la magistrale “Superior” mi riporta decisamente al 2017 così come anche l’inaspettato carattere psichedelico della chiusura “The Road”. Charlie fa vibrare la storia ed il tempo, incanta con una voce sottile dalla timbrica “famosa”, e sguazza di felicità e di liberazione in uno stagno ricco di grande musica in cui tutti gli ingredienti, per caso e per bravura, sono dosati al punto giusto. Ora prendiamo questo disco e sbattiamolo in faccia a chi dice che dalle nuove proposte italiane non arrivano più sane e preziose vibrazioni. Buon ascolto!!!

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